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Parlo in assonanza
anche per la via.
 
Mi esercito alla scuola
della ninnananna.
 
Della cantilena
mi crogiolo alla nenia.
 
Ho così bisogno
d'una riga mia!



 
Stamane ho fatto
la prova generale.
 
Un tuffo al cuore,
ricerca d'ospedale.
 
Disteso con i medici d'attorno
cortesi diffidenti,
ricercatori attenti;
ed io di già straniato
guardando luci opache
sui tavoli splendenti
oggetto tra strutture
asciutte nichelate.
 
Ma poi s'è fatto vuoto.
 
Ero rimasto solo.
Come al funerale. Rimandato
 
fino alla prova
di riparazione.

 
A miliardi a milioni
cadono i neuroni
e si sfoltisce il bosco.
 
Sempre più chiaro, essenziale e nitido
scorre il pensiero.


 
Se per un attimo s'arresta
il senso ed il pensiero
quando la Mano
tenta nel destino
 
salta di piano
esiste e non esiste
il non sostantivo.
 
In verità non t'appartiene
quell'attimo neppure
attimo vero.
 
La tenerezza è prima,
e dopo nostalgia.

Ogni mattina arrivo, sempre da più lontano.
Sempre più stanco l'alba mi trova sempre in via.

Un'alba più veloce mi negherà la via.
Non troverò più luce. Oh, vana corsa mia!