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Quando guardo nel mondo a me d'intorno
dove'è tanta follia e tanta grazia,
mi folgora un giudizio universale.
 
Vi rifarei tal quali come siete
e ne sarei ancora un po' deluso.


 
Come un rosone illumina il tramonto
la finestra che un solo passo spenge.
 
E’ l'ora del crepuscolo
prima della sera.
 
Le piante del cappero
adornano le gonne della strada.
 
Lasciate ch'io tenti
lasciate che canti.


 
S'alza per me quella fanciulla bionda
che cede premurosa la poltrona
e l'altra che pietosa sosta l'auto
in attesa che il mio passo stanco
attraversi la strada: e vedo finalmente,
e nego, negli occhi imbarazzati un po' sfuggenti
il vecchio che si muove lento.


 
Mi figuravo coraggioso pugile.
Contro il più forte mi rialzavo sempre,
come in un gioco doloroso e bello.
 
Nella finzione il gioco non finiva.
Ancora non sapevo dei mulini a vento
e che si soffre e muore veramente.
 
A volte sento
questa mia vita
come un vestito sporco da lavare.


 
Da tanto tempo ho smesso di pensare.
 
Lo fo di tanto in tanto come
trascorrere ricordi polverosi
polverose fotografie dimenticate
 
dove nevrotiche
forme dissociate corrono
dall'esser loro
dimenticate.