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Dicembre 2009 - Gennaio 2010

   La Fondazione il Fiore
   vi augura Buone Feste
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VENIET TEMPUS
QUO POSTERI NOSTRI
TAM APERTA NOS NESCISSE MIRENTUR
 
IN FUTURO, I NOSTRI POSTERI
SI STUPIRANNO DEL FATTO
CHE NOI NON CONOSCESSIMO REALTÀ COSÌ EVIDENTI
 
 
Cari Amici,
la Fondazione il Fiore, nell'augurarvi Buone Feste, vi invita a condividere la riflessione che questo breve passo di Seneca, tratto dalle Naturales Quaestiones, suggerisce:
I POSTERI SIAMO NOI. SONO DAVVERO TANTO CHIARE ED EVIDENTI PER NOI LE COSE SCONOSCIUTE AI TEMPI DI SENECA?
Fateci sapere in quali campi secondo voi un Seneca rinato oggi ci riterrebbe più sapienti.

 

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Ecco le risposte che abbiamo ricevuto:
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Seneca si stupirebbe non poco nell'apprendere che il genere umano, progresso tecnologico a parte e conseguente pseudo-semplificazione della vita ed  il 'tutto' che ormai è nelle sue mani e, per contro, il 'nulla' che ha capito, sia ancora vivo, nonostante...sé stesso!

Maria Cristina NASCOSI SANDRI
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Ahimè, forse proprio la poesia ignoriamo, perché l'abbiamo persa. O forse è la poesia ad essersi persa.
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Paolo Stefanini
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“VENIET TEMPUS….” 
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Nulla, penso, è mutato dai tempi di Seneca se non una sempre più frenetica corsa dell’uomo nel desiderio di conoscere e possedere. Abbiamo svelato molti segreti della natura, violentandola, ed abbiamo trascurato di conoscere noi stessi. Abbiamo tentato di aumentare le ellissi della torre di Babele, non per raggiungere le stelle, ma per modellarne altre mille identiche alla terra.L’uomo, anche oggi nemico dell’Amicizia, genera molti nemici per possederli e gustare il delirio del potere: ma anche il nemico muore ed ogni uomo ha il suo specchio che lo deride.Al tempo di Seneca ci fu un Uomo in terra di Palestina che parlò a nome di Dio e rese testimonianza alla Verità vincendo per sempre la grande paura degli uomini: la morte. E’ su quell’Uomo che si misura ogni destino, anche oggi. Ma il tempo non ha mutato la storia dell’umanità: il progresso delle scienze ha solo alleviato qualche dolore fisico allungando di alcuni decenni il nostro passaggio dalla fatidica porta. Scriveva Murillo Mendes: “Lo scopo della vita dell’uomo moderno consiste nel rettificare la natura e smontare la materia, per scoprire il segreto del mondo. Alla fine di questo gigantesco lavoro sarà ritrovato un pezzo di carta con queste semplici parole: “amatevi l’un l’altro”.No. Noi non dobbiamo stupirci di non conoscere le realtà del tempo di Seneca. Il tempo non ci ha resi saggi. Ci dobbiamo stupire, se mai, di opporci rabbiosamente all’Amore, combattendolo e rinnegandolo, preferendo due spiccioli di tempo all’Infinito. Seneca morì, certo senza rimpianti, ma anche senza Speranza. Noi molto  più infelici se dimentichiamo Gesù Cristo figlio di Dio, risuscitato dai morti e cuore della vera Sapienza.“Ascolta i discorsi dei saggi, istruisciti. Tutto questo è bene. Ma finché non avrai posto Dio al centro del tuo cuore, non avrai acquistato nulla” (Gandhi).    
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Mario Sodi  
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Ringrazio e ricambio di cuore infiniti auguri, considerando che il Sapere, come forse anche i "nostri" posteri potranno constatare, è comunque sempre connotato da una imperitura valenza ed è l'unico garante
che possa assicurare una degna crescita dell'Uomo.

Ancora Auguri da
Antonia Ida Fontana
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Seneca, che nella satira dell'imperatore (morto e dunque da insultare senza rischio) è divertente, per il resto è pieno di falsi problemi quali piacevano molto nel Medioevo. Certo al suo tempo ci si poteva stupire di tante cose - oggi abbiamo perso questa innocenza.
 
et Nullus
 
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In realtà è stupefacente quanto poco ignorassero i classici di ciò che è davvero importante e quante cose inutili conosciamo invece oggi.
 
Davide Caramella
 
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Credo che oggi Seneca ci riterrebbe più sapienti, sicuramente, nell'ambito della scienza, la cosiddetta scienza applicata. Dove l'applicare consiste addirittura nel creare mezzi per navigare lo spazio e raggiungere gli altri pianeti.
Riconoscendo, lui che era ricco di senso di umanità, che questa sapienza e abilità discendono comunque dalla tendenza, in sé sacra, ad allargare il nostro conoscere. Vedi fra l'altro le conquiste in astronimia.
Forse il buon Seneca si accorgerebbe anche e con amarezza, che la genialità delle ricerche che trascendono la terra, non sono in equilibrio con l'obbligo del rispetto che dobbiamo alla terra stessa.
E allora. Quanto contano le scoperte scientifiche avulse o comunque lontane dal senso etico? E' la domanda che a mia volta rivolgo al filosofo, uno dei nostri padri nella storia del pensiero umano.
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Alberta Bigagli
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