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Il soggetto è il mare

Recensione di Maria Giovanna Missaggia 

 

I ragazzi che collaborano all'Ulisse e quelli che hanno partecipato alla scorsa edizione dell'Eroe mai cantato hanno gia' avuto modo di conoscere la figura di Alberto Caramella (1928-2007), poeta fiorentino da poco scomparso e autore di numerose raccolte dai titoli che già di per sé sollecitano la curiosità e colpiscono l'immaginazione del lettore (Mille scuse per esistere, 1995; I viaggi del Nautilus, 1997; Interrogazione di poesia, 2000).

Di una di queste raccolte, Il soggetto è il mare (2000), Gianmario Liuni ha musicato i testi, cantati da Maria Patti, la cui voce ha una sonorità, più che ricca, verrebbe da dire sontuosa per l'ampiezza dei registri vocali che sa intonare celando completamente all'ascoltatore la difficoltà dei passaggi.

Da questo punto di vista, Marco Iannelli, autore del commento musicale all'album, ha  ragione nell'invitare a prestare completamente attenzione alla musica, prima ancora di conoscere i testi poetici che ne sono alla base, non perché, vorremmo aggiungere, la bellezza della composizione musicale sia indipendente dalle parole, ma perché essa introduce in modo immediato alla loro complessità, fa da cassa di risonanza ai loro significati e ne approfondisce gli echi.

Tuttavia, è solo l'analisi dei testi che rivela le corrispondenze tra musica e poesia.

Sempre nel commento all'album, Iannelli osserva come la partitura musicale abbia una struttura rigorosa e “a tratti quasi contrappuntistica”.

Ora, proprio il contrappunto è la cifra compositiva di quasi tutta la raccolta, la cui caratteristica preminente è la sapiente, difficile unione tra brevità e linearità dei versi e delle struture sintattiche ed una articolazione delle immagini tutt'altro che semplice, fitta di corrispondenze e di antitesi, di richiami e di inversioni, di contrappunti figurativi, insomma, che costituiscono l'equivalente della tecnica contrappuntistica musicale. Ben otto testi su dodici sono icentrati sulla figura dell'antitesi: mare/terra o mare/cielo (Bagnasciuga, Non so di cosa tu abbia paura, Il mare tocca roco sulla riva), poesia/ realtà (Cercavo tra le righe il mare), luce/tenebre (Il passaggio di Hulot, Sul grande mare, Liquefazione), libertà/prigionia (Porto azzurro).

Nel breve giro di ogni componimento trovano spazio singole immagini marine, quasi un album di diapositive, perfettamente combacianti con le fotografie che lo stesso Liuni ha voluto porre accanto a ciascuna poesia. Solo che l'aspetto descrittivo è ben lontano dall'esaurire i significati racchiusi nei testi: l'incontro della luce e delle tenebre si trasforma, infatti, da descrizione naturalistica in narrazione di miti cosmici, come Sul grande mare, una lirica che intreccia ad un tempo immagini bibliche sulla genesi del mondo, echi della poesia classica nella rievocazione degli amori del giorno e della notte, o di quella romantica nel combaciare di amore e morte, tutte suggestioni cosi' trasfuse tra loro da costituire un linguaggio poetico completamente diverso dai singoli elementi che concorrono a comporlo.

Anche da questo punto di vista, musica e testi rivelano un'ulteriore analogia. Così come nelle composizioni che accompagnano le poesie la partitura jazzistica convive con le tecniche della canzone brechtiana, del Lied di Schubert e perfino della musica cameristica, allo stesso modo nei testi di Caramella si intrecciano riprese ritmiche che rievocano i Canti leopardiani, un uso metaforico del mare che per l'intensità dei significati che racchiude ricorda quello di Montale nella sezione Mediterraneo degli Ossi di Seppia, e  una sensibilità cromatica unita al gusto del frammentismo che richiamano la poesia di Virgilio Giotti. Ma nessuno degli aspetti ora citati costituisce un elemento prevalente e neppure caratterizzante, sono piuttosto come le voci di un orchestra che singolarmente prese non esauriscono il tema melodico che scaturisce invece dal loro intreccio e dalla loro sovrapposizione, allo stesso modo in cui, come osserva Iannelli, nella musica di Liuni ciascuno strumento, il pianoforte, il basso, il sax emerge a tratti “per esprimere la sua opinione e subito rientrare nell'insieme strumentale”.

Attraverso questa orchestrazione, concentrata nel giro di pochi, brevi versi, l'autore raggiunge ciò che costituisce invece il carattere inconfondibile di questa, come di altre sue raccolte, ossia  la capacità di potenziare i significati allegorici delle immagini senza rinunciare a strutture semplici e lineari nella sintassi e nella metrica ed alla trasparenza descrittiva. Il mare diventa così uno spazio immenso al centro dell'universo ed attorno al quale la terra ed il cielo, con i loro cambiamenti di luci colti con precisione fotografica, mettono in scena drammi cosmici che rievocano fasi e momenti dell'esistenza umana. Parlo intenzionalmente di “scena” perché dai versi non è mai assente la consapevolezza che le immani rappresentazioni che si svolgono in cielo, sopra il mare, o attorno ad esso sulla terra, sono come il fondale di un teatro, nel quale si sviluppano azioni drammatiche, che sembrano svelarci il senso dell'universo e della vita umana, se non fosse che esse pure sono frutto di un'illusione: il mare, alla fine, non riesce a schiudere alcun segreto rivelatore all'uomo che lo guarda  (“Ho guardato lo stesso panorama/ cercando di costringerlo a parlare”, Porto Azzurro) e la sera il teatro del mondo viene smontato e si rimanda al giorno dopo la fatica, sempre uguale, di allestire lo spettacolo di un nuovo mattino e l'illusione di poter attribuire un significato reale alle cose (“Si smontano gli attrezzi i trucchi calano/ [...] Per oggi basta, si replica domani./ E' una fatica che si fa sentire”, Tramonto meccanico).

Proprio il  conferimento di un senso è lo sforzo costante della vita, qui rappresentata dal suo simbolo, la luce, per cui la morte è quasi liberazione e forse risposta ultima all'interrogativo insoluto (“Persiste a lungo l'ultimo splendore/ e cede piano/ che quasi chiama a liberarlo il buio”, Liquefazione). Nei procedimenti razionali dell'allegorismo, pertanto, Caramella immette una profonda carica emotiva e malinconica,  e proprio questa conciliazione, di per sé molto difficile, costituisce l'elemento più straordinario di questa raccolta ed il contributo più personale dell'autore alle esperienze poetiche del nostro tempo.

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